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synusi@: identità in cerca di parole, ma anche no: “perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna”. /// virginia wolf
Sebastiano Mauri: “Le parole sono importanti!”, gridava Nanni Moretti in Palombella Rossa, innervosito dalla sua intervistatrice. Così come l’esperienza è l’essenza della vita, le parole sono l’essenza del pensiero, il pensiero stesso. Parole approssimative o intransigenti portano a pensieri approssimativi o intransigenti. Le parole sono la dote offerta dalla lettura, l’inesauribile offerta di fuga, un biglietto d’aereo a destinazione ignota. Può portarci in mondi a noi sconosciuti o anche troppo familiari, ma grazie alla lettura non esiste prigionia. Scrivere non è altro che una forma di rielaborazione della lettura. Un suo figlio illegittimo. Difficile immaginare scrittura senza lettura, come piante rigogliose in un terreno arido. È riconoscendo la mia vita nelle narrazioni altrui che ho immaginato e poi scritto il romanzo Goditi il problema, che uscirà a breve. Scrittura come rilettura, ma anche come modo per rivivere, interpretandola, la propria vita, la propria identità. Ma se l’identità fosse un giovane in cerca di consigli, gli direi di essere intuitivo, animalesco, usare il tatto, l’olfatto, il gusto per scoprire se stesso e dimenticarsi invece delle parole, che tendono a semplificare, intrappolandolo in definizioni anguste, ciò di più inafferrabile e complesso che conosciamo: noi stessi.
sy@: le città, come le persone, cambiano vibrazione nel sintonizzarsi ai ritmi delle giornate. città sconosciute da interpretare. ti senti più in sintonia vivendole di giorno o di notte?
SM: Io sono molto attratto dagli opposti. Il giorno e la notte sono entrambi ottimi compagni. La notte può significare pace: un appartamento silenzioso, il telefono che non squilla, nessuno che richieda la nostra attenzione. La notte creativa, amica di chi scrive, dipinge, leviga, sviluppa. Ma è anche avventura: i bar, la musica, i drink, i nuovi incontri. Di notte ti relazioni a persone che non avvicineresti di giorno. La notte abbatte i confini, espande gli orizzonti. Ho fatto incontri meravigliosamente impossibili di notte. Il mattino invece ti fa sentire in sintonia con la natura intorno a te. Tira una buona aria al mattino. È carico di energia, come un adolescente. È sinonimo di produttività. Le mani scorrono veloci sui tasti del computer, si beve centrifugato di carote. Mi piace molto il mattino.
sy@: chi (o cosa) è il peggior nemico di un viaggiatore ?
SM: Il peggior nemico del viaggiatore è l’attaccamento alle abitudini. Viaggiare per riconoscere sprazzi di casa, cercare facce familiari, per ricreare le proprie coordinate. In viaggio bisogna godere della mancanza di coordinate, dell’essere pesci fuor d’acqua. Lasciare categoricamente a casa la ricetta dello stufato della nonna. Le nonne altrui sono piene di sorprese, bisogna solo dar loro una chance di servirci il loro stufato (di marmotta). Il miglior amico del viaggiatore è la curiosità. Ti permette di non annoiarti mai, non essere a corto di programmi o argomenti. Un viaggiatore curioso sa che tutti hanno una storia da raccontare o qualcosa da insegnare. Non ha bisogno di partire con le puntate di Lost scaricate sull’Ipad. La curiosità non si sente mai sola. Ha il coraggio di buttare via la mappa e perdersi. Di chiudere gli occhi e sentire il vento sulla pelle. Ha un altro odore questo vento, se solo gli presti attenzione.
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