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È metà luglio e il caldo è afoso. Il teatro Franco Parenti è pieno di persone e di zanzare, ma sul palco è Natale. Un albero argento e rosso, qualche pacco infiocchettato, quattro poltrone. Entra una bella ragazza, con i boccoli rossi e un ampio vestito anni ’50: è Filippo Timi.

Gli basta entrare in scena per catturare il pubblico, che letteralmente pende dalle sua labbra. E lui ci gioca, con una quarta parete completamente inesistente, si rivolge spesso agli spettatori e li chiama in causa. Ma il re della serata non è lui: Timi è lì insieme a Lucia Mascino in veste di ambasciatore. Quella che si svolge sul palco è una lettura di Goditi il Problema, romanzo d’esordio di Sebastiano Mauri e pubblicato da Rizzoli (“Rizzòli, o Rìzzoli?” È uno dei tormentoni della serata).

La scena è classica e semplice, ma non per questo meno efficace: due amiche, nei favolosi anni ’50, si incontrano e si leggono a vicenda brani di un libro che adorano, alternandoli con inviti all’acquisto in stile reclame per casalinghe. Molte gag sono lasciate all’improvvisazione e, sebbene non sempre gli attori si capiscano al volo, le risate suonano sempre fragorose. Quando Timi in abito da sera nero si lancia in una sgangherata imitazione di Liza Minelli, il pubblico è in delirio. La simpatia degli attori è trascinante, e riesce a enfatizzare perfettamente un testo che già di per sé è ironico e brillante.

I temi affrontati nel romanzo sono molti, e spesso difficili. È difficile parlare, ad esempio, di omosessualità, di accettazione, di religione, della percezione della propria diversità, della morte, senza risultare retorici o banali. Mauri sembra esserci riuscito perfettamente, con una storia agile, divertente, ironica, che sa alternare, o meglio mescolare, momenti di comicità con altri di commozione.

La storia di Goditi il Problema è quella di Martino: un ragazzo della provincia milanese cresciuto in una famiglia sui generis ma sotto certi aspetti conservatrice, che si trasferisce a New York e si scopre omosessuale, ed è un autobiografia. Anzi, una quasi-autobiografia: quello che sembra incredibile è successo davvero, quello che sembra normale è stato inventato, per aggiungere po’ di banalità che ogni tanto ci sta bene, racconta Mauri.

Geniale l’idea di trasformare la presentazione in performance, di far vivere il testo, prendere le emozioni dalla pagina e gettarle a piene mani sul pubblico. E anche gli spettatori hanno gradito, a giudicare dallo scroscio di applausi con il quale sono stati salutati gli artisti. Bravi, bravi, bravi.

Per Mascino, Timi e Mauri è standing ovation. 

prima mi godo lo spettacolo, poi mi godo il problema by francesca fiorucci, 9artcorsocomo9 2012